Studi e ricerche

MODERNA ENDOTERAPIA

L’endoterapia entrerà forzatamente negli interventi futuri, per il controllo dei parassiti in città. Una legge di indirizzo europeo: DIRETTIVA 2009/128/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 21 ottobre 2009 che istituisce un quadro per l’azione comunitaria ai fini dell’utilizzo sostenibile dei pesticidi (Testo rilevante ai fini del SEE) su questo tema, dovrà essere recepita dagli stati membri nei prossimi anni per evitare lo spargimento di prodotti chimici nell’ambiente e per un uso sostenibile degli interventi in ambito urbano.

Per questo motivo tutti gli operatori dovranno attivarsi per attrezzarsi e imparare questi nuovi metodi.

Primavera 2010
Brindisi: Convegno sui risultati della lotta al Punteruolo Rosso
Con Brindisi Mult. E Comune di Brindisi

Varese-Liguria: Prove di lotta contro Dryocosmus kurifilus su castagno

Napoli: Prove sulla traslocazione dei principi attivi nelle palme
Con SFR della Campania

Varese: Prove di lotta su fruttiferi: corineo, deperimenti
Primavera-estate 2009
Brindisi: Prove di lotta contro Rhynchophorus ferrugineus
Con Ufficio Tecnico di Brindisi

Cagliari: Prove di lotta contro Fusarium oxisporum su palme

Liguria: Prove di lotta contro Matsucoccus feytaudi
Primavera-estate 2008
Milano: Prove di lotta contro Anoplophora chinensis
In collaborazione di Università e Regione

Brindisi: Prove di lotta contro Rhynchophorus ferrugineus
Con Brindisi Multiservizi
Estate 2007
Bordighera: Prove di assorbimento su palme
Prove di lotta contro Rhynchophorus ferrugineus

Milano: Prove di lotta contro Anoplophora chinensis
In collaborazione di Università e Regione
Primavera-estate 2006
Lugano – Varese: Prove di lotta contro Acizzia jamatonica su albizzia
Autunno 2005
Varese: Prove di assorbimento nelle conifere
Prove prodotti e durata della protezione contro la Processionaria del pino
Primavera-estate 2003
Varese: Prova screening prodotti contro Guignardia
in collaborazione Università

Zagabria: Prova efficacia prodotti contro Cameraria – in collaborazione con Università
Prova efficacia prodotti contro tingide – in collaborazione con università

Udine: Screening prodotti contro Guignardia – in collaborazione OMP
Prova efficacia nuovi prodotti contro Cameraria – in collaborazione OMP

Varese: Prova screening prodotti e durata pluriennale contro tingide

Ovada: Prova tempi di assorbimento dei prodotti contro tingide e cameraria

Varese: Confronto tecnico attrezzature Arbosan-Arbocap
Primavera-estate 2002
Trieste: Verifica chiusura fori con prodotti e diametri diversi
in collaborazione con OMP

Treviso: Verifica efficacia e tempi con nuovi prodotti

Trieste: Verifica efficacia contro tingide del platano

Varese: Verifica efficacia prodotti contro Guignardia
Verifica efficacia prodotti contro tingide su platano

Varese-Milano: Verifica efficacia prodotti contro oidio

CONOSCENZE TECNICHE

Le conoscenze tecniche da acquisire per operare correttamente con l’endoterapia sono:

  • struttura del legno nelle diverse specie
  • zona di passaggio della linfa grezza
  • fattori che favoriscono la traspirazione
  • principali fitopatie degli alberi ornamentali
  • prodotti utilizzabili nei vari ambiti, sulle diverse patologie
  • dosi e concentrazioni dei prodotti fitosanitari
  • attrezzature utilizzabili nei vari ambiti
  • conoscenza del corretto impiego
  • patentino per l’uso dei fitofarmaci (indispensabile per l’utilizzo di prodotti classificati come nocivi e/o tossici)

L’acquisizione delle conoscenze necessarie si posono imparare frequentando i corsi dedicati di primo e secondo livello, ed entrando nella filiera di aggiornamento che fa parte integrante del metodo ArboProf©.


STORIA DELL’ENDOTERAPIA

L’endoterapia nasce dalla intuizione di un ingegnere chimico statunitense, che negli anni quaranta intuisce un rapporto diretto tra la cura con iniezioni endovenose umane e la possibilità di utilizzare lo stesso metodo nella difesa degli alberi.
Una leggenda fa risalire la scoperta a Leonardo Da Vinci, che utilizzò le iniezioni agli alberi per difendere le piante nel suo giardino durante la sua assenza. Un metodo simile fu utilizzato dagli arabi nel XIII secolo, per colorare i fiori.
Questa tecnica ebbe un notevole sviluppo negli Stati Uniti durante gli anni sessanta con studi approfonditi in varie università americane.
Negli anni novanta trova un notevole impulso per la difesa da parassiti che non potevano essere controllati in altro modo (www.mauget.com).

In Italia, inizia nella facoltà di agraria di Firenze (istituto di patologia) nella metà degli anni ’70. Ripresa dal centro studi Siapa nel 1980, con la prima attrezzatura presentata nel mercato.
Seguono altre attrezzature simili; a metà degli anni ’90 si utilizza il metodo con le sacche da flebo, seguita all’inizio del nuovo secolo dall’attrezzatura Arbosan e ArboProf (www.arbocap.it) e nell’annno successivo una nuova attrezzatura americana e poi, nel 2002, dalle capsule Arbocap.

Le attrezzature hanno un forte sviluppo con l’arrivo in Italia del micro lepidottero Cameraria ohridella, proveniente dalla Macedonia. Entra in Italia attraverso il Friuli Venezia Giulia.
L’Osservatorio Malattie delle Piante, investito del problema della defoliazione anticipata dell’ippocastano nel mese di luglio-agosto, iniziò una sperimentazione per la difesa da questo lepidottero che si protrasse sino al 2004.

A seguito, le conclusioni di tale sperimentazione pubblicate negli Annali delle Giornate Fitopatologiche


Mercoledi 8 Settembre 2004

NUOVE ATTREZZATURE
VALUTAZIONE DI NUOVE ATTREZZATURE PER LA DIFESA ENDOTERAPICA CONTRO CAMERARIA OHRIDELLA DELL’IPPOCASTANO

*I. CLABASSI, *E. RUCHIN, **A. TOME’, ***F. FERRINI, ****G. LONGHIN, *****O. CEMULINI

*Osservatorio per le Malattie delle Piante di Trieste, Via Murat 1, 34123 Trieste
**Servizio Verde Pubblico, Comune di Trieste, P.zza Unità d’Italia 4, 34121 Trieste
*** Libero professionista
**** Arbosan, Via G. Leopardi 10, 21026 Gavirate, Varese
***** Verde Cemulini, Via Udine 49, 33039 Sedegliano, Udine

RIASSUNTO
Vengono riportati i risultati di un biennio di prove con trattamenti endoterapici contro la Cameraria ohridella, un microlepidottero Gracillariide dell’ippocastano che ha fatto la sua comparsa nella città di Trieste nel 1997. Gli interventi sono stati eseguiti con nuove attrezzature a pressione pneumatica e con uso di prodotti registrati per questo tipo di trattamenti. I risultati ottenuti sono molto soddisfacenti ed aprono nuove ed ulteriori possibilità nella difesa contro questo fitofago, soprattutto nei centri urbani.

Parole chiave: ippocastano, Cameraria ohridella, difesa, trattamenti endoterapici.

SUMMARY
EVALUATION OF NEW KIT OF ENDOTHERAPIC INSTRUMENTS FOR CONTROL ON CAMERARIA OHRIDELLA
In this note are surveyed the results of two-year endotherapic treatments against Cameraria ohridella, a Gracillariide micro-lepidopter of the horse-chestnut which has appeared in the city of Trieste in 1997. Treatments have been carried with new pneumatic pressure kit of instruments and the utilization of products already used for this type of proves. The results obtained are very satisfactory and give new possibilities in the defence against this phytophagous especially in the urban areas.
Key words: horse-chestnut, Cameraria ohridella, control, endotherapic treatments.

INTRODUZIONE
L’ippocastano (Aesculus hippocastanum L.) è una delle piante arboree più diffuse nell’Italia centro-settentrionale, per l’arredo di viali, parchi e giardini sia pubblici che privati. La preferenza è dovuta alla bellezza, durante la primavera, della splendida fioritura, all’adattabilità al clima ed all’ottimo potere ombreggiante, dato dalle caratteristiche portamentali e di ampio sviluppo della chioma. Nel caso specifico della città di Trieste questa pianta ha un significato storico-ambientale e numerico di rilievo. Basti infatti pensare che l’11% delle piante censite nella città nel 1993 dal Servizio del Verde Pubblico del Comune è rappresentato da questa specie ed assomma a circa 2000 esemplari. Si stima inoltre che gli ippocastani, presenti in tutta la Provincia siano circa 3800. A partire dal 1997 ha fatto la sua comparsa, a carico di questa specie ed in modo esplosivo, Cameraria ohridella (Zandigiacomo et al., 1997), un microlepidottero minatore fogliare che procura un numero di mine/foglia tale da provocare una filloptosi anticipata, già a partire da metà luglio.
Nelle annate successive si è voluto approfondire la biologia e la distribuzione dell’insetto (Clabassi 2000, Clabassi et al., 2002) ed iniziare sperimentazioni di difesa endoterapici con attrezzature a pressione oleodinamica e ad assorbimento naturale (Clabassi et al. 2000 e Clabassi et al., 2002) come unica soluzione alternativa ad interventi alla chioma che potrebbero essere eseguiti in ambito urbano unicamente con notevole difficoltà, disagi ed inquinamento ambientale.
Questo lavoro riferisce di ulteriori sperimentazioni eseguite, nel corso delle annate 2001 -2002, con nuove attrezzature a pressione pneumatica. Lo scopo infatti è quello di ridurre la pressione esercitata per l’iniezione in modo da evitare danni ai tessuti xilematici della pianta e favorire la cicatrizzazione dei fori.

MATERIALI E METODI

Le prove sono state condotte su esemplari di ippocastano di 70-90 anni di età, con circonferenza dei tronchi variabile tra i 100 – 250 cm, facenti parte di alberature presenti nel giardino “de Tommasini” a Trieste.
Le piante, prese in considerazione per le prove, erano state notevolmente infestate nelle annate precedenti.
Le attrezzature usate per la sperimentazione e le loro caratteristiche vengono riportate qui di seguito:
Metodo “Verde Cemulini”
Metodo “Arbosan”
L’attrezzatura utilizzata è molto maneggevole ed è composta da due serbatoi: uno in acciaio rinforzato per l’aria, l’altro in PVC trasparente per la sospensione insetticida, che viene iniettata ad una pressione di 1,5 – 3 bar (visualizzabile su un apposito manometro) attraverso una serie di 6 condotti e ugelli in ottone. E’ dotata di una serie di dispositivi di sicurezza. Il carico dell’aria viene effettuato tramite un compressore portatile, manuale o a batteria, attraverso un’apposita valvola.
I fori di iniezione, eseguiti con un trapano a batteria e punte da ferro, hanno un diametro di 3,75 mm, che consente una rapida cicatrizzazione ed una profondità di 2-4 cm e vengono effettuati ad un’altezza di circa 80-100 cm, ad una distanza di 30-35 cm sulla circonferenza del tronco.
In condizioni ottimali delle piante il tempo di assorbimento della soluzione insetticida, varia da 5 a 30 minuti, a seconda della quantità di liquido necessario, del principio attivo utilizzato e dal tipo di albero.
Con entrambi i metodi, alla fine delle operazioni, i fori sono stati opportunamente disinfettati con soluzione fungicida.
L’analisi statistica dei risultati dei rilievi è stata eseguita con il test di Tukey. Nelle tabelle relative all’efficacia dei diversi trattamenti le medie contraddistinte da lettera uguale non sono significativamente diverse al test (p=0.05)
Per quanto riguarda il controllo dell’attività di cicatrizzazione, i fori, praticati al tronco, sono stati suddivisi in base al loro aspetto in 3 categorie, come già fissato in precedenti prove:
a) completamente cicatrizzati;
b) parzialmente cicatrizzati e cioè cicatrizzati dopo una fase iniziale di essudazione con callo non completamente formato;
c) non cicatrizzati, con la ferita ancora aperta e fuoriuscita di essudato.
La verifica dello stato della cicatrizzazione è stata eseguita visivamente, con misuratore di corteccia e spillone metallico.

Anno 2001: nel corso di quest’annata sono state messe a confronto tre tesi con il metodo “Verde Cemulini” e cinque tesi con il metodo “Arbosan”. In quest’ultimo caso la tesi abamectina (1,5 ml/10 cm) è stata valutata a due volumi di soluzione diversi (1000 e 500 ml/pianta). Le piante testimoni non sono state trattate.
I principi attivi testati sono stati abamectina ed imidacloprid a dosaggi diversificati.
Le iniezioni sono state eseguite il 3 maggio, mentre i prelievi delle foglie (20 per albero) per i rilievi sull’efficacia dei prodotti, sono stati fatti il 16 luglio ed il 4 ottobre. Per le verifiche sulla cicatrizzazione dei fori è stato effettuato un rilievo il 12 agosto.
Le tesi a confronto, i materiali, i metodi ed i risultati dei rilievi delle prove vengono riportati nelle tabelle 1, 3, 4 e 5.
Anno 2002: nel corso di questa annata è stata valutata unicamente l’attrezzatura “Arbosan” confrontando tre tesi che prevedevano l’uso di abamectina, azadiractina ed imidacloprid. Le iniezioni sono state eseguite in data 3 maggio. In tutte le prove, all’insetticida è stato associato un fungicida (tetraconazolo), alla concentrazione di 50 ml/l in quantità di 1,5 ml/10 cm di circonferenza. Le piante testimoni sono state trattate iniettando solo acqua.
Le tesi a confronto, i materiali e metodi della prova vengono riportati nella tabella 2.
La raccolta delle foglie (20 per pianta) per le verifiche dell’efficacia dei prodotti è stata effettuata il 15 luglio e il 26 settembre (tabella 6).
Il controllo dell’attività di cicatrizzazione dei fori praticati al tronco è stato effettuato il 23 settembre 2002 con le stesse modalità utilizzate l’anno precedente (tabella 7).

RISULTATI

Anno 2001: i risultati osservati con il metodo “Verde Cemulini” riconfermano quanto già evidenziato nelle annate precedenti con altre metodologie e cioè la migliore efficacia di abamectina rispetto ad imidacloprid. Nel caso del metodo “Arbosan” invece, i risultati al secondo rilievo non si sono discostati significativamente. Per la tesi abamectina (1,5 ml/10 cm) a volumi di soluzione diversificati non si sono evidenziate differenze statisticamente significative.

Le piante testimoni, in data 4 ottobre, erano completamente defogliate.

Per quanto riguarda la cicatrizzazione, i dati mettono in evidenza differenze dovute ai
prodotti ed alla metodologia utilizzata, come conseguenza della pressione esercitata, delle dimensioni dei fori delle condizioni fisio-patologiche della pianta. Le piante trattate con imidacloprid hanno comunque presentato una percentuale di cicatrizzazione superiore rispetto ad abamectina.

Anno 2002: anche in quest’annata abamectina, ha evidenziato risultati migliori ma non statisticamente significativi rispetto ad azadiractina ed imidacloprid. Il testimone invece si è differenziato da tutte le tesi in prova. Al secondo rilievo (26/09) si denota una ripresa dell’efficacia di imidacloprid come già osservato nelle sperimentazioni precedenti.
Azadiractina, pur manifestando difficoltà ad essere iniettata, è stata assorbita infatti solo in parte dalle piante (da 1/3 a 1/5 della sospensione), ha dato risultati interessanti anche al secondo rilievo.
La piante testimoni, in data 26 settembre, erano completamente defogliate.
I risultati concernenti la cicatrizzazione dei fori evidenziano che le piante trattate con azadiractina, imidacloprid e quelle testimoni presentano una percentuale di cicatrizzazione del 95% circa, mentre abamectina una percentuale del 75%. Tutto ciò al rilievo del 23 settembre.

DISCUSSIONE E CONCLUSIONI
I risultati ottenuti con queste nuove metodologie endoterapiche confermano quanto già osservato in precedenti sperimentazioni contro Cameraria dell’ippocastano e cioè l’ottima efficacia di abamectina ed imidacloprid. Anche azadiractina, valutata nel corso del 2002, ha evidenziato risultati interessanti. Per quanto concerne quest’ultimo prodotto è da sottolineare che per la sospensione è stata utilizzata acqua a pH 5,2.
La cicatrizzazione dei fori di iniezione, si sottolinea, è influenzata dallo stato fisio- patologico della pianta, dal prodotto usato e dalla metodologia eseguita, come risultato della pressione esercitata e del diametro dei fori.
In queste annate si è iniziato ad approfondire la tematica riguardante Guignardia aesculi. Sono iniziate così le prime valutazioni sull’efficacia di tetraconazolo, prodotto registrato per la coltura ed il parassita. Si segnalano inoltre le prime presenze di oidio (Erysiphe flexuosa) su questa specie.
Concludendo si può riconfermare che l’endoterapia rappresenta, soprattutto in ambiurbano, un valido metodo ecocompatibile di difesa contro C. ohridella dell’ippocastano

NOTA BENE

Le tabelle relative ai rilievi, sono disponibili a richiesta.
Il lavoro originale potrà essere richiesto al Dr. Clabassi, presso il serivizio fitosanitario di Udine.

LAVORI CITATI

ZANDIGIACOMO P., PAVAN F., ZANGHERI S., CLABASSI I., STASI G., 1997. Un minatore fogliare danneggia gravemente gli ippocastani in Friuli-Venezia Giulia. Notiziario ERSA, 10(5): 14-17.
CLABASSI I. 2000 – Cameraria ohridella Deschka & Dimic (Lep. Gracillariidae), microlepidottero dannoso all’ippocastano: biologia, distribuzione e monitoraggio nella provincia di Trieste. Atti Giornate Fitopatologiche, 413-417.
CLABASSI I. , TOME’ A. , AMADUCCI G. , LODI M. , 2000 – Prove di lotta contro Cameraria ohridella Deschka & Dimic (Lep. Gracillariidae) dell’ippocastano con trattamenti endoterapici nella città di Trieste. Atti Giornate Fitopatologiche, 419-426.
CLABASSI I., GIUGOVAZ L., REGGIORI F., RAMA F., 2002. Monitoraggio di Cameraria ohridella Deschka & Dimic (Lep., Gracillariidae) dell’ippocastano nella provincia di Trieste: primi risultati con l’uso del feromone specifico. Atti Giornate Fitopatologiche, 513-518.
CLABASSI I. , TOME’ A. , E. DEL SIGNORE, F. FERRINI, L. ZIVEC, 2002. Prove di lotta contro Cameraria ohridella Deschka & Dimic (Lep. Gracillariidae) dell’ippocastano con la tecnica endoterapici ad assorbimento naturale nella città di Trieste. Atti Giornate Fitopatologiche, 519-524.


Martedi 6 Aprile 2004

PRESENTAZIONE
Abbiamo quindi voluto offrire, a tutti coloro che desiderano avere maggiori informazioni su una difesa eco-compatibile, questo nuovo sito che affronta la difesa delle piante in tutte le sue variabili: fitomizi, insetti defogliatori, funghi e alterazioni fisiologiche senza dispersione di prodotti chimici nell’ambiente circostante.

L’obiettivo che ci proponiamo è quello di fornire gli elementi base della fitopatologia e dei mezzi di difesa, gli indirizzi degli operatori qualificati ad utilizzare questo metodo, la consulenza agronomica e, se opportuna, la supervisione negli interventi.

Sono illustrate e proposte le attrezzature che offriamo al mercato e tutte le opportunità di formazione per il corretto uso delle stesse (corsi, incontri tecnici, presentazioni agli operatori e a tutti coloro che vogliono avvicinarsi all’utilizzo di questo nuovo modo di eseguire la fitoprofilassi.

L’esperienza maturata in questi anni, ottenuta collaborando con gli esperti del settore (Osservatori malattie delle piante, Servizi fitosanitari, Università) ed eseguendo ricerche continue sulla possibilità di risolvere questi problemi ci hanno fornito la necessaria competenza: difesa integrata dell’albero sia sulla parte aerea sia sull’apparato radicale..

Il lavoro presentato, sarà continuamente aggiornato con le attività che giornalmente ci portano nuove conoscenze. Speriamo che chi opera in questo campo, possa fornirci dell’altro materiale ed esperienze da offrire.

Con la sezione “posta” vogliamo aprire un dibattito e uno scambio d’opinioni, idee, approfondimenti oltre fornire le indicazioni che potranno esserci richieste.

Giancarlo Longhin, agronomo.


Lunedi 5 Aprile 2004

ENDOTERAPIA MODERNA

L’ippocastano (Aesculus hippocastanum L.) è una delle piante arboree più diffuse nell’Italia centro-settentrionale, per l’arredo di viali, parchi e giardini sia pubblici che privati.

La preferenza è dovuta alla bellezza, durante la primavera, per la splendida fioritura, all’adattabilità al clima, e per l’ottimo potere ombreggiante, dato dalle caratteristiche portamentali e di ampio sviluppo della chioma.

Nel caso specifico della città di Trieste questa pianta ha un significato storico-ambientale e numerico di rilievo.

Basti pensare che l’11 % delle piante censite nella città nel 1993 dal Servizio del Verde Pubblico del Comune è rappresentato da questa specie ed assomma a circa 2000 esemplari.

Si stima inoltre che gli ippocastani, presenti in tutta al Provincia siano circa 3500.

L’antracnosi, malattia dovuta a Guignadia aesculi, (Pech.) Stew, era, fino a qualche anno fa, l’unico parassita degno di menzione per questa specie.

A partire dall’annata 1997 un’altra avversità cioè Cameraria ohridella si è evidenziata in modo esplosivo a carico di questa pianta sia in provincia di Trieste che, con gradienti decrescenti est-ovest, nelle altre Provincie della Regione Friuli-Venezia Giulia (Zandigiacomo et al. 1997).

Si tratta di un lepidottero Gracillariide segnalato, per la prima volta nella Repubblica di Macedonia (Deschka & Dimic, 1986) in base ad esemplari raccolti a Ohrid, presso il lago omonimo e da cui ha preso il nome.

Tale parassita colpisce l’ippocastano a fiori bianchi.

Solo sporadicamente è stata notata la presenza di mine sulle altre due specie, Ae. pavia ed Ae. carnea, e cioè quelle a fiori rosa.

Procura normalmente un numero di mine/foglia tale da provocare una filloptosi anticipata, già a partire da metà luglio.

E’ stato constatato inoltre che gravi infestazioni e conseguenti incipienti filloptosi determinano un rigermogliamento ed una rifioritura della piante con presumibili scompensi fisiologici.

In Austria mine di C. ohridella sono state osservate anche su foglie di giovani piante di Acero di monte, Acer pseudoplatanus L.(Krehan, 1995). La particolare velocità di colonizzazione, che si ipotizza legata al traffico veicolare ed i conseguenti danni notevoli procurati alle piante, fra l’altro già particolarmente sensibili ad inquinamento urbano, siccità, asfissia radicale, malattie quali le carie del legno e l’antracnosi, hanno indotto ad approfondire le eventuali misure di contenimento.

Si è constatato così che la raccolta autunnale delle foglie, nelle cui mine l’insetto sverna sotto forma di crisalide e la loro distruzione consente un contenimento del potenziale biotico con conseguente riduzione dei danni alle alberature nell’anno successivo.

La presenza di parassitoidi, soprattutto Imenotteri Icneumonidi, Eulofidi e Braconidi, rinvenuti su mine di questo insetto, favoriranno inoltre in futuro un contenimento del fitofago.

Nella nostra realtà si sono ipotizzati altresì, per cercare di limitare la diffusione, interventi endoterapici come unica soluzione alternativa ad interventi alla chioma che potrebbero essere eseguiti unicamente con notevoli difficoltà, disagi ed inquinamento ambientale.

Questo lavoro riferisce pertanto di un biennio di prove di lotta attuato nell’ambito cittadino nel corso delle annate 1998 e 1999, per saggiare l’efficacia di alcuni insetticidi, già registrati per questo scopo (es.

acephate, methomyl) a confronto con prodotti che a parer nostro, potevano dare risultati interessanti con iniezioni fitosanitarie endoterapiche (I.F.E.) al tronco.

Da sottolineare che tali prodotti sono tutti dotati di elevata sistemicità.

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